Essere una palma.

La mia fissa con l’identificazione dell’essere umano nelle piante ebbe inizio quando facevo ancora le medie e mi capitò tra le mani   “Va dove ti porta il cuore” :

“Ogni volta in cui, crescendo, avrai voglia di cambiare le cose sbagliate in cose giuste, ricordati che la prima rivoluzione da fare è quella dentro se stessi, la prima e la più importante.
Lottare per un’idea senza avere un’idea di sé è una delle cose più pericolose che si possano fare.
Ogni volta che ti sentirai smarrita, confusa, pensa agli alberi, ricordati del loro modo di crescere.
Ricordati che un albero con molta chioma e poche radici viene sradicato al primo colpo di vento, mentre in un albero con molte radici e poca chioma la linfa scorre a stento.
Radici e chioma devono crescere in egual misura, devi stare nelle cose e starci sopra, solo così potrai offrire ombra e riparo, solo così alla stagione giusta potrai coprirti di fiori e di frutti.
E quando poi davanti a te si apriranno tante strade e non saprai quale prendere, non imboccarne una a caso, ma siediti e aspetta.
Respira con la profondità fiduciosa con cui hai respirato il giorno in cui sei venuta al mondo, senza farti distrarre da nulla, aspetta e aspetta ancora. Stai ferma, in silenzio, e ascolta il tuo cuore.
Quando poi ti parla, alzati e va’ dove lui ti porta.”

Leggere queste parole della Tamaro, all’epoca, mi fece desiderare di diventare una quercia. La quercia è un albero maestoso, con bella chioma, ed è possente.

Molti anni dopo, le mie letture mi portarono ad avvicinarmi alle letterature norrene. Letteratura dove l’uomo si rifiugia nella natura,  sono tutti dei Giacomo Leopardi in versione bionda, insomma. Le donne s’ indenficano spesso con le betulle, alberi dalla chioma rigogliosa ma davvero molto sottili.

La prima volta che lessi una poesia dove una fanciulla finlandese si paragonava a una betulla, pensai che non aveva capito niente, che la Tamaro non avrebbe approvato che una donna s’indentificasse in un albero dalla bella chioma ma con un tronco così sottile. Pensai che quella poetessa sarebbe stata spazzata via al primo colpo di vento.

Oggi so che ero io quella che non aveva capito niente.

Avete mai visto una quercia, con la quale io volevo così tanto immedesimarmi, su una spiaggia?

Le querce, probabilmente, non sono sulle spiagge perchè non reggerebbero la forza della corrente marina. Sono sempre in gruppo, tra di loro, nei boschi.  Non ho mai visto delle querce che convivono con salsedine, sabbia, gabbiani e sirene. Le querce non hanno spirito di adattabilità.  E allora mi tornano in mente le betulle, con quel loro tronco così sottile. E le palme. Sottili come le betulle, che vivono nelle località di mare. Hanno una chiama rigogliosa e un tronco sottile, sottile.

In effetti, la Tamaro non ha mai parlato di tronchi, ma solo di radici e chioma. E quella ragazzina travisò tutto, focalizzando tutta la sua attenzione sul tronco dell’albero.

Crescendo, invece, ho capito che nella vita è indispensabile essere come le palme: bisogna imparare a convivere con tutto. Bisogna essere flessibili. Le querce si spezzerebbero per la corrente marina perchè non sono elastiche. Le palme, invece, si flettono ma restano ancorate al terreno. Possono permettersi di lasciarsi sbattere da una parte all’altra perchè sono stabili.

Ecco, e allora io voglio diventare come una palma.

Non essere rigida come una quercia: sono un’emotiva, una che dei drammi esistenziali ne ha bisogno per vivere. Però voglio che questi drammi non mi spezzino mai.

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4 pensieri su “Essere una palma.

  1. Ci sono quattro querce sul viale di casa mia il cui tronco ha le dimensioni del colonnato di S.Pietro, sono lì da secoli… io le chiamerei “le donne di sempre”. Nel carcere del capoluogo dove faccio volontariato hanno piantato un gruppetto di leggiadre betulle, bianche, eleganti e vanitose… io le chiamo “le donne d’inverno”. Nella mia città d’origine c’è una vecchia villa aperta al pubblico il cui viale d’ingresso è coronato da altissime palme che fanno il solletico al cielo… io le chiamo “le monadi addormentate”. Vicino casa dei miei, in piena città, c’è una magnolia più alta dei condomini da dieci piani che ha attorno e così larga che puoi correre i cento metri piani all’ombra delle sue fronde… io la chiamo “la madre arborea”. Io sono un utilitarista, amo le piante che danno frutto. Nel vialetto di casa ho una vigna selvatica che non c’è verso di eliminare: la poto impietosamente e lei regolarmente allunga le sue liane e riluccica di grappoli al tempo opportuno, è tenace e fedele… io la chiamo “la sposa zuccherina” e se fosse una donna la vorrei per moglie. Grazie dello spunto, Si.

  2. Buongiorno palma,mi sarei aspettato la foto di una palma a fine capitolo,sempre per quel discorso di rendere interessante la lettura anche a chi come me legge solo 4 ruote (anche se si parlava di altre foto a dire la verità).
    Potresti sempre mettere una foto di te che imiti una palma no?
    Baci

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