Non che la bellezza sia tutto, però …

Conobbi C. perchè un amico comune le disse, quando stava male per amore, di parlare con me. (A questo proposito potrei seriamente chiedere la tesi. Ne uscirebbe fuori un’intressante indagine antropologica sul perchè tutti mi chiedono consigli di cuore malgrado la mia ultima relazione risalga al liceo.)

Non credo di aver dato consigli utili a C., ma siamo diventate amiche. Infatti ho passato l’ultimo fine settimana a Vienna, da lei. La sua ospitalità è stata perfettamente deliziosa e, per quel poco che ho visto, anche la città è molto bella. Poi, per me che sono una gran fan del Natale, qualsiasi città con le lucine assume una dimensione fiabesca e magica. Se nella città in questione, poi, soffia il vento del nord…io vado su di giri.

Ma non è questo il punto. Il punto è che le conversazioni notturne con C. mi hanno illuminata.

La mia amica C. è molto bella. Non perchè sia mia amica: ho anche amiche brutte; lei è davvero, oggettivamente, molto bella. Così, quando la vidi così triste per un uomo pensai che è inutile, che anche le belle inciampano nelle sofferenze causate dall’amore.

E poi, il paradosso: in quelle conversazioni notturne, mi sono accorta dell’immagine distorta che C. ha di se stessa. Se lei si discrivesse, vi immaginereste un mostro con le gambe storte, i capelli secchi e il naso troppo sottile. Caratteristiche che esistono solo nella mente di C.. Paradosso ancora più grande è che lei trova bella me. Io che non ho seno, che sono bassa, che ho i capelli crespi e il naso storto.

Così ho iniziato a meditare su quanto il cattivo rapporto che abbiamo con noi stesse possa influenzare realmente il rapporto con gli altri.

La premessa fondamentale è che io so di essere molto intelligente, spigliata e con spiccato senso dell’umorismo. So di avere molte amicizie profonde e vere. Quindi non è che mi giudichi un’inetta. Semplicemente non mi trovo bella. E non avevo mai dato troppo peso alla cosa. Fino a quando una ragazza che trovo bellissima mi ha detto di non trovarsi bella.

Ho pensato al fatto che io e C. siamo nate in due nazioni diverse, siamo cresciute parlando due lingue diverse, abbiamo avuto percorsi di vita diversi…eppure siamo accumunate da tragedie essistenziali con gli uomini. E dal non vederci come ci vede l’altra.

S: Io credo che mi vedrò bella quando avrò un uomo. Quando ce li avevo mi sentivo bella perchè sapevo di piacere.

C: E’ vero. Lo penso anche io.

E’ normale? E’ davvero così che va la vita? Ci vediamo belle quando qualcuno ci trova belle? Ed è per questo che è così difficile trovare qualcuno a cui piacere? Superficialmente mi verrebbe da rispondere che si, è probabile.

Ma credo che il tutto sia radicato molto più in profondità e che sia legato a dinamiche molto meno superficiali.

Con noi c’era F., dieci anni più grande di noi : “Non cambierei niente di me. Tengo anche i miei difetti. Anche perchè ho avuto uomini, comunque”.

Ah, anche F. è single. Quindi è assodato che piacersi non porta a relazioni più felici.

Quindi ce la raccontiamo. Ogni volta in cui diciamo ad un’amica che soffre per il Mr Big della situazione qualcosa del tipo “è perchè non ti ami abbastanza”, è una cazzata. Una di quelle cazzate che ci raccontiamo. Amarsi abbastanza non assicura una vita priva da mal d’amore.

La verità è che ce ne raccontiamo di tutti i colori. Persone giuste. Essere pronti. Amor proprio.

La verità è che bisognerebbe imparare  a guardarsi con gli occhi degli altri. E che non serve per forza un uomo. Anche un’amica può aiutarti a capire. Aiutarti a capire che non importa quanto tu sia profonda o intelligente, quante lingue parli o quanti libri hai letto…quasi nessuno si vede come realmente è. Ma che questo non ha niente a che fare col tipo di relazioni che abbiamo. Ma solo col rapporto che abbiamo con noi stesse.

E, se durante quelle conversazioni con C. ero amareggiata dalla vita perchè è triste vedere una bella ragazza che si trova difetti inesistenti, a distanza di qualche giorno, credo che potrebbe essere il nostro punto di forza: siamo belle (si, se C. deve credere a me, io devo credere a lei) ma non abbiamo puntato niente sul nostro aspetto fisico. Ci siamo costruite un’identità forte e anche se avessimo davvero le gambe storte, nessuno se ne accorgerebbe.  

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